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Biotecnologie sostenibili (settore agro-vegetale)

La prospettiva assunta

La ricerca, dopo aver fatto il punto della situazione sulle diverse opzioni che prefigurano la possibilità di procedere, sostanzialmente, secondo due direzioni: proseguire per la strada fino ad ora percorsa, senza discutere né l’impostazione generale della ricerca né il tipo dei prodotti cui si mira; rifiutare, al contrario, ogni prodotto biotecnologico che abbia a che fare con il cibo e con l’ambiente prospetta, invece, una terza strada: quella appunto delle biotecnologie sostenibili, finalizzate alla produzione di prodotti transgenici ecocompatibili.
Il settore agro-vegetale è individuato come campo di applicazione interessante in quanto, già da anni, vengono coltivate piante geneticamente modificate e commercializzati i relativi prodotti.
La manipolazione che sollecita le maggiori attenzioni e preoccupazioni, è quella che riguarda la produzione, la sperimentazione in campo e la coltivazione libera di piante geneticamente modificate.
Questo in quanto si sa ancora poco sulla frequenza e sulle dimensioni di tali fenomeni in termini di danni e di rischi ambientali, anche perché la ricerca è stata spesso indirizzata più verso la produzione di organismi geneticamente modificati che non verso il loro impatto ambientale in termini di accertamento dei rischi.
Non si tratta di combattere un’idea di libertà di ricerca, ma di guardare alla scienza e alle tecnologie come strumenti di integrazione del rapporto uomo- natura.
Da qui l’esigenza di non demonizzare le biotecnologie vegetali per i vantaggi che potranno apportare sul piano della qualità degli alimenti e, al tempo stesso, di prospettare possibilità di sviluppo di biotecnologie compatibili e sostenibili, cioè che non comportino rischi superiori a quelli delle coltivazioni naturali.
Questo può avvenire sviluppando procedure che si basino sul trasferimento di geni all’interno della stessa specie o tra specie filogeneticamente vicine, sulla modulazione dell’espressione dei geni già esistenti all’interno delle piante di interesse etc. ed elaborando strategie di sviluppo di OGM che determinino un miglioramento della qualità della vita, sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo, senza che ciò comporti distruzione della biodiversità, incremento della dipendenza dai Paesi sviluppati e dalle multinazionali e sconvolgimenti socio-economici.

Le figure professionali

Sono state individuate e, analiticamente, descritte in termini di profilo professionale, contesti occupazionali/organizzativi, compiti lavorativi e competenze professionali le figure professionali riferite a due processi lavorativi:

  • controllo e valutazione delle conseguenze e dei possibili rischi per la salute e l’ambiente, a cui si riconducono le figure professionali di:
    • Valutatore di impatto ambientale genetico
    • Tecnico per la rilevazione degli organismi geneticamente modificati (OGM) e la certificazione varietale
  • ricerca e sperimentazione di organismi transgenici sostenibili, a cui si riconduce la figura professionale di:
    • Esperto in biotecnologie sostenibili
La progettazione formativa in chiave sistemica ha riguardato la figura del tecnico per la rilevazione degli OGM e la certificazione varietale. Essa è stata articolata attraverso un sistema di unità formative capitalizzabili, spendibili come crediti nel mercato del lavoro o utilizzabili in altri percorsi formativi.
La formazione e l’ introduzione nel mercato del lavoro di questa figura come delle altre figure individuate dalla ricerca potranno fornire un interessante contributo sia per portare chiarezza e trasparenza in un mercato in cui vige grande confusione ed incertezza, sia per fornire strumenti di garanzia al consumatore, sia per sviluppare biotecnologie avanzate compatibili.

Per chi è interessato a saperne di più

I risultati di questo percorso di ricerca e progettazione formativa sono confluiti nella pubblicazione Isfol - Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio: Una formazione di qualità per la sostenibilità ambientale. Parte prima, cap. 3. Franco Angeli, 2002.